L'impulso intimo dei mondi perduti - Intervista a Esmeralda Spada
L’impulso
intimo dei mondi perduti
Fiori, alveari ed elettromagnetismo nell'opera di Esmeralda Spada
Intervista a cura
di Camilla Ugolini Mecca
Da “In
Capsula L’amore Bambino” di Esmeralda Spada
Sale, amidi, fiori. E ancora alveari, fili di rame, paraffine condensate, elettromagnetismo. Difficile immaginare questi elementi assemblati, a costruire una serie di storie che si intersecano, che nascono una dall’altra, forse senza intenzione premeditata, ma con una coerenza che diventa architettura.
Eppure è ciò che avviene nell’opera di Esmeralda Spada, una delle artiste più affascinanti e originali che mi sia capitato di incontrare. E sono felice che abbia accettato di raccontarsi qui.
Ho l'impressione che nei
tuoi lavori tu prediliga non tanto il raggiungimento di una forma definita,
quanto una riflessione e uno sguardo sul processo della morfogenesi,
specialmente nella serie “Città perdute”. È così? E cosa ha ispirato la scelta
del titolo?
Nel mio studio c’è un viavai di vespe, di api muratrici e vasaie. Passano con un carico di malta o resina, osservandomi. Senza confini, permessi, barriere. Abbiamo un'ottima relazione. Ogni alveare è una città per bambini che - una volta nati - sarà abbandonata.
da "Città perdute"
© Esmeralda Spada
Condividendo lo spazio con loro,
osservo i luoghi dove decidono di costruire i nidi, le vibrazioni che emanano
quando passando si appoggiano sulla mia pelle. Un mondo completamente diverso
dal nostro. Le loro “città” sono così perfette, calcolate, sono frutto di
autentici geni matematici. È come se la matematica venisse utilizzata come linguaggio emotivo, costruttivo, interdipendente. Il mio operato è
l'esperimento stesso, è un microscopio istintivo per guardare le vere opere
d'arte: le loro.
Dall'insieme di varie intuizioni
ed osservazioni ho scelto di indagare sulle superfici degli alveari e dei nidi.
Ho osservato la modulazione creata dai tarli, la resistenza e la reazione agli
amidi, agli zuccheri, al sale e alle temperature. Ogni volta uno strato
diverso, una superficie diversa, una pelle diversa. Ho imparato a vedere
attraverso la pelle delle città perdute.
da "Città perdute"
© Esmeralda Spada
Per studiare le loro architetture, mi feci regalare un telaio di un apiario abbandonato ed iniziai a studiarlo, smembrandolo con il calore. In pochissimo tempo, uno sciame di api ricoprì il telaio e il mio corpo.
La casa è odore, è
cibo. Così - utilizzando zuccheri di amidi - feci dei calchi al telaio. I
diversi zuccheri avevano una reazione diversa. Le sfoglie trasparenti che
andavo a strappare assomigliavano a pelli di animali. Iniziai così lo studio
sulla polarizzazione. Perché in natura tutto si muove grazie al sole.
Pelli di Serpe
Tecnica: zanzariera, amidi, nidi di vespe
e gelatina
© Esmeralda Spada
”In capsula l'Amore Bambino”: mi piacerebbe che tu raccontassi da dove nasce il titolo di questa serie, così misterioso e insieme tenero...
“In Capsula l'Amore Bambino” è uno studio partorito da “Città Perdute” e nasce dall'alluvione del 17 Maggio 2023, che trascinò a valle lingue di montagne, alberi, animali, linee elettriche e fiori.
Pelli di Pesce
Tecnica: fascette da elettricista, stampo
di alveare su carta con gelatina e muffe
© Esmeralda Spada
La piccola valle dove abito fu di colpo disabitata, sia dagli umani che dagli animali. Nessun impulso elettrico veniva emanato dai fiori per le api, nessun impulso elettrico dai frigoriferi degli umani.
Le comunicazioni cessarono e i
miei figli furono trasferiti in paese. In questa distanza gli chiesi: “Vi siete
sentiti amati da piccoli?”.
La domanda è andata al di là
delle mura domestiche. Perché la pratica artistica è conoscere. Ad esempio, è
arrivata la storia di Ornella: a sette anni sua madre si innamorò follemente di
un uomo e fuggì da casa. Il padre non riuscì a gestire la situazione e a
malincuore affidò i figli ad un istituto religioso. Per un anno, Ornella cadde
in una cecità assoluta.
La morte e l'amore si
assomigliano, arrivano sempre quando meno te li aspetti.
Lampione
da marciapiede
Tecnica: China
Grafite su plexiglass.
©
Esmeralda Spada
Nei tuoi lavori ti ispiri all'elettromagnetismo ma anche alla fisica quantistica: vuoi parlarci di questo interesse per la fisica?
La mia casa tra i boschi non
aveva l'acqua. Nessuna utenza disponibile per le mie tasche. Io, però,
l'avevo sognata. Decisi di chiamare un rabdomante che la trovò e mi
insegnò a cercarla. Ho sempre avuto un rapporto speciale con l'acqua.
Quando ero in allattamento tutte le volte che mi lavavo le mani era un
tormento. Era come infilarle in una presa di corrente. Noi rabdomanti sentiamo
l’impulso elettromagnetico dell'acqua.
I fiori emanano un impulso
elettromagnetico per attrarre l'insetto a lui destinato. Non è magia: è
scienza.
Da “In Capsula L’amore bambino”
© Esmeralda Spada
La fisica verifica aspetti quotidiani come il tempo e lo spazio e la fisica quantistica ne fa poesia.
Da “In Capsula L’amore bambino”
Tecnica: paraffina, fiore di stramonio,
fili di rame
© Esmeralda Spada
Mi sembra che il tema della
ripetizione di pattern nello spazio e nel tempo ricorra molto nei tuoi lavori.
Di fatto, per quanto ci sembri di vivere
percorsi lineari – dal passato al futuro - anche noi siamo inseriti in cicli
vitali che in parte prevedono la ripetizione…
Abito in una terra di cristalli
di gesso. Il Lapis Specularis, ad esempio, si forma attraverso un processo di dissoluzione e
ricristallizzazione del gesso primario che è stato sale, che è stato
mare.
Radiografie solari di Lapis Specularis su
carta fotosensibile
© Esmeralda Spada
Come nei sistemi complessi
dinamici, i sottoinsiemi interagiscono tra loro in relazioni non lineari,
rendendo incerta ma resistente l'evoluzione del “comportamento” nel
tempo. Le ripetizioni sono un movimento entropico del comportamento.
E per noi umani, quali sono le
ripetizioni meccaniche comportamentali? Questa domanda mi ha incuriosito
ed ho iniziato ad osservare i miei comportamenti emotivi. L'osservazione è
stata resa possibile attraverso i social, dove l'altro non lo conosci. Io
potevo entrare dentro al mio vortice emotivo e l'altro poteva diventare a sua volta un’immaginazione
strutturata dal mio storico.
A tal proposito, hai elaborato un nuovo lavoro sul tema delle ombre. Vuoi parlarcene?
© Esmeralda Spada
Si tratta di una serie di
disegni realizzati a penna Bic ed è il frutto di ripetizioni di segni non
intenzionali.
© Esmeralda Spada
Penso che Internet abbia un
grande potenziale se osservato come irreale ed emotivo. Io vivo il mondo
dei social come uno specchio. Quando incontro un impulso che viene scatenato
dall'altro, è come se si attivasse un volere.
Ma ‘io voglio te’ è una bugia.
L'atto del volere qualcosa dall'altro indica un non volere guardare l'altro. Quindi ho
osservato i miei impulsi. L'ombra di quello che sentivo coinvolgimento era
solitudine, l'ombra della vittima era l'ego.
Ho osservato il valore morfologico delle parole, come fossero scritte da una bambina con bella calligrafia.
La frase "Smetti di essere
ciò che hai imparato" ha toccato diversi visitatori della mostra che hanno
voluto lasciare testimonianza nel registro delle presenze.
Sono eclettica, poliedrica, mi
piace essere lo sperimentatore della mia vita.
Io sento che la tua arte ha
qualcosa di magico, perché ci riporta a ciò che penso sia la cosa più straordinaria
su questa terra, ossia il prodigio della biologia. Al contempo dietro al tuo
lavoro c’è molta contemplazione, molta cultura e immagino tantissima
sperimentazione. Come viene recepita dal pubblico?
Nella percezione ognuno vede
quello che riesce ad accettare. Nella personale “Città Perdute”, ad esempio,
una visitatrice accompagnava un cieco e gli ha descritto una delle mie opere
così: “Ti devi immaginare qualcosa di brutto. Ecco, ancora più brutto”.
Le persone dedite alla scienza
considerano sbagliato il modo in cui io mi approccio alla materia scientifica,
anche se io ribadisco sempre che è per me come camminare su un filo sottile:
non è scienza e non è arte. I giovani biologi invece ne sono affascinati.
Mi piace raccontarmi ai
visitatori, come se io non fossi l’autore. Come se recitassi. Poi succede la
magia: imparare a guardare non solo con il proprio sguardo.
Da “In Capsula L’amore bambino”
© Esmeralda Spada
Una domanda che tendo a fare
agli artisti come te: cosa pensi del rapporto che il nostro Paese ha con l’arte
in questo momento storico? A me sembra che si dia spazio alle grandi mostre, ai
grandi eventi internazionali, alle retrospettive, ma che i luoghi di
condivisione fra gli artisti più nuovi siano davvero pochi e che non vi siano
spazi pubblici adeguati che se ne prendano cura… Che impressione hai rispetto a questo?
Viviamo in un periodo storico in
cui vengono abbattuti alberi secolari, in cui si uccidono bambini, in cui
l’acqua è privatizzata ed esistere è una funzione commerciale.
Penso alle grandi mostre o alle
retrospettive come eventi che svolgono ancora una funzione conoscitiva.
Io faccio la cameriera, ho poco
tempo a disposizione. Non frequento il mondo dell’arte e non lo conosco, quindi
non posso esprimermi in merito. Mi verrebbe però da chiedere: ciò che si vede nelle
grandi mostre fa rabbrividire? Porta all’estasi? O al contrario procura vomito,
o ancora noia?
Ig: @esmeraldaspada











